Scuotere la polvere
Insegnamento 2025/9 del 30 marzo 2025 “Scuotete la polvere” Lc 10,10-11
Cari amici,
avrei voluto fare di più, ma le cose sono troppe, così per due settimane sono arrivato a domenica sera troppo stanco e senza aver preparato per voi l’insegnamento, spero che possiamo assieme rimediare a questo, c’è tanto che si può fare come cristiani e a me serve che lo facciamo assieme. Credo che la collaborazione tra noi sia la soluzione alle necessità dell’evangelizzazione.
Parto da un’esperienza che mi ha colpito molto e mi ha fatto molto riflettere. Stiamo facendo in parrocchia un corso di teologia popolare, una riflessione sulla fede adatta a tutti, semplice nei modi ma approfondita negli argomenti nei temi. È divisa in corsi e se uno vuole può concluderli sostenendo un esame. In uno di questi esami la professoressa ha commentato le risposte di uno di noi dicendo: “Si vede che ami il Signore Gesù. Ma se incontrassi una persona a cui non importa niente della tua vita, cosa potresti dire di Dio?”
Questa domanda mi ha colpito, ha fatto nascere tante altre domande in me. Noi giustamente diciamo che l’evangelizzazione comprende anche il servizio, la testimonianza personale, il far vedere l’amore fraterno tra di noi, però mi sono accorto che rischiamo di perdere un elemento importante. Cioè che il Vangelo è vero in se stesso, anche se noi queste cose non le facciamo o addirittura le tradiamo, anche se viviamo male il servizio, la testimonianza, l’amore fraterno, il Vangelo è vero sa solo per se stesso. E dico anche una cosa in più: l’annuncio è più grande del servizio, della testimonianza, dell’amore fraterno tra di noi.
Così è importante che tutti si confrontino con la realtà del Vangelo, per dire un sì non a noi, alla cellula, alla chiesa perché vuole loro bene, perché li asserviti, perché è un bell’ambiente nel quale vivere. Serve che nasca una fede in Gesù.
In questo senso i nostri limiti il nostro chiedere scusa per ciò che non funziona, per ciò che abbiamo tradito, per i guai della chiesa, può essere utile per rimandare a Dio; è lui l’autore di tutto, della vita, della chiesa, dell’amore.
Mi è venuta in mente pure un rischio, oggi molto attuale, che trattando bene le persone, riuscendo a volergli bene, a servirli, a creare un ambiente buono e accogliente, poi le persone dicano sì a tutto questo. Cioè stando a loro agio con noi, dicono sì a noi, a quel modo di stare insieme, alla solidarietà, al sostenersi l’uno con l’altro, ma non dicano un sì al mandato di Gesù di portare il Vangelo agli altri, non dicano un sì a Dio che ci chiama tutti ed amare, anche chi l’amore non lo conosce e per questo si comporta da nemico.
A tutti possiamo dire il Vangelo e ci serve comprendere bene come dire questo; questa immagine di scuotere la polvere dai piedi ha un grande valore. È segno di distacco morale, diceva Papa Benedetto, come dire: l’annuncio vi è stato dato, voi siete liberi di accettarlo o rifiutarlo. E di distacco materiale, come dire: non vogliamo niente in cambio questo dono è gratuito.
Mi sono detto che è importante per noi capire bene questo cuore dell’annuncio del Vangelo e saperlo tradurre in parole che tutti possano comprendere. Alcune formule che abbiamo usato per tanti anni tipo “Gesù ti ama, Dio ti ama” non sono più comprensibili ad alcune persone del nostro tempo. La società, il linguaggio in questi 25 anni, da quando nella nostra parrocchia sono nate le Cellule, sono cambiati; c’è una nuova società, ci sono nuove situazioni, ci sono nuovi linguaggi. Serve rievidenziare l’essenziale del messaggio, per poter annunciare il Vangelo anche a chi non interessa la nostra vita, perché anche loro sono amati da Dio e sono i destinatari della missione che Dio ci ha affidato.
Sono grato a coloro che hanno accettato l’invito di partecipare a questa scuola di teologia popolare, perché qui cerchiamo di fare questo: chiarire il contenuto dell’annuncio, in Parrocchia però stiamo già proponendo altre occasioni per fare questo lavoro, che però invito tutti a farlo anche personalmente. Qual è il tesoro che il Vangelo porta ad ogni uomo? È importante che sappiamo dirlo con parole semplici e comprensibili alle persone che vivono accanto a noi, il nostro ambiente di vita, ciò che noi chiamiamo oikos, le nostre relazioni più strette.